Come ottimizzare un account Google Ads: 10 controlli essenziali

Ultimo aggiornamento: agosto 2026 Ottimizzare un account Google Ads non significa semplicemente abbassare il costo per clic, aggiungere qualche parola chiave negativa o seguire tutte le raccomandazioni proposte automaticamente dalla piattaforma. Significa soprattutto [...]

by Last Updated: Agosto 27th, 202614,4 min read
Come ottimizzare un account Google Ads: 10 controlli essenziali

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026

Ottimizzare un account Google Ads non significa semplicemente abbassare il costo per clic, aggiungere qualche parola chiave negativa o seguire tutte le raccomandazioni proposte automaticamente dalla piattaforma.

Significa soprattutto verificare che Google Ads stia utilizzando il budget per raggiungere gli utenti giusti, misurando le conversioni corrette e contribuendo a generare risultati economicamente utili per l’azienda.

Negli ultimi anni Google Ads è cambiato profondamente. L’automazione ha assunto un ruolo centrale: Smart Bidding, Performance Max, annunci responsive, asset generati o combinati automaticamente e funzionalità come AI Max permettono agli algoritmi di prendere molte più decisioni rispetto al passato.

Questo non rende meno importante l’ottimizzazione umana.

La rende diversa.

Se in passato buona parte del lavoro consisteva nel modificare manualmente offerte, keyword e annunci, oggi bisogna soprattutto fornire al sistema obiettivi, dati e segnali corretti e controllare se l’automazione sta producendo un risultato utile per il business.

In questa guida vediamo i 10 controlli che considero più importanti per ottimizzare un account Google Ads.

In breve: cosa controllare in un account Google Ads

  • obiettivi commerciali e KPI;
  • tracking delle conversioni;
  • struttura di campagne e account;
  • termini di ricerca e parole chiave negative;
  • strategie di offerta;
  • annunci e asset;
  • landing page e conversion rate;
  • budget e allocazione della spesa;
  • Performance Max, AI Max e automazione;
  • raccomandazioni e punteggio di ottimizzazione.

Se vuoi una panoramica più generale della piattaforma, puoi leggere anche la mia guida su come ottenere il massimo rendimento da Google Ads.

1. Parti dagli obiettivi di business, non dalle metriche di Google Ads

Il primo errore è iniziare l’ottimizzazione guardando subito CTR, CPC, impression e punteggio di ottimizzazione.

Prima bisogna rispondere a una domanda molto più semplice:

Che risultato economico deve produrre questa campagna?

Gli obiettivi possono essere molto diversi:

  • generare richieste di preventivo;
  • ottenere appuntamenti commerciali;
  • vendere prodotti online;
  • aumentare il valore medio degli ordini;
  • portare clienti in un punto vendita;
  • generare telefonate;
  • acquisire iscrizioni o prove gratuite;
  • aumentare il fatturato mantenendo una determinata marginalità.

Da questo dipendono anche le metriche da utilizzare.

Un eCommerce potrebbe lavorare principalmente su ROAS, valore di conversione, margine e costo di acquisizione.

Un’azienda B2B potrebbe invece avere bisogno di collegare:

clic → lead → lead qualificato → opportunità → cliente → fatturato.

Il costo per conversione visualizzato da Google Ads non è necessariamente il costo di acquisizione di un cliente.

Un esempio

Immaginiamo due campagne.

  • Campagna A: 100 lead a 30 € ciascuno.
  • Campagna B: 50 lead a 50 € ciascuno.

Guardando esclusivamente il CPL sembrerebbe migliore la campagna A.

Ma supponiamo che:

  • solo il 2% dei lead della campagna A diventi cliente;
  • il 15% dei lead della campagna B diventi cliente.

La seconda campagna, pur avendo un CPL più alto, potrebbe essere enormemente più redditizia.

Questo è il principio da cui partire: non ottimizzare la metrica più facile da vedere. Ottimizza il risultato che interessa realmente all’azienda.

2. Controlla il tracking delle conversioni prima di modificare le campagne

Una delle attività più importanti in qualsiasi audit Google Ads è verificare il monitoraggio delle conversioni.

Se il dato è sbagliato, anche l’algoritmo può prendere decisioni sbagliate.

Google Ads distingue tra azioni di conversione principali e azioni secondarie.

In termini pratici:

  • le conversioni principali possono essere utilizzate dalle strategie di offerta per ottimizzare le campagne;
  • le conversioni secondarie possono essere monitorate senza necessariamente diventare l’obiettivo verso cui Google deve ottimizzare.

Questo fa una differenza enorme.

Se un account considera come conversione primaria qualsiasi micro-azione — ad esempio una visita a una pagina, un clic poco significativo o un’interazione non commerciale — Smart Bidding potrebbe imparare a generare proprio quelle azioni.

Controlla almeno questi elementi

  • quali conversioni sono impostate come principali;
  • quali sono secondarie;
  • se esistono conversioni duplicate;
  • se i form vengono registrati correttamente;
  • se le chiamate vengono misurate quando rilevanti;
  • se gli acquisti riportano il valore corretto;
  • se vengono conteggiate conversioni non utili commercialmente;
  • se GA4, Google Ads e il sistema aziendale restituiscono dati ragionevolmente coerenti.

Per gli eCommerce è particolarmente importante inviare valori di conversione realistici.

Per la lead generation, invece, il salto di qualità avviene quando è possibile riportare a Google informazioni sulle conversioni che avvengono dopo il form: lead qualificato, appuntamento, opportunità o vendita.

È qui che l’ottimizzazione pubblicitaria comincia a collegarsi realmente alla strategia di lead generation.

3. Non complicare inutilmente la struttura dell’account

Negli anni passati era comune creare strutture estremamente frammentate:

  • campagne separate per match type;
  • gruppi di annunci con pochissime keyword;
  • campagne replicate per dispositivo;
  • decine di segmentazioni molto granulari.

Con l’evoluzione dello Smart Bidding, questa logica non è sempre la più efficace.

Una struttura eccessivamente frammentata può distribuire dati e conversioni tra troppe campagne, rendendo più difficile ottenere un volume informativo sufficiente per l’automazione.

Questo non significa mettere tutto dentro un’unica campagna.

La struttura dovrebbe riflettere differenze che hanno un vero significato strategico, come:

  • obiettivo commerciale;
  • prodotto o servizio;
  • marginalità;
  • area geografica;
  • budget;
  • lingua;
  • mercato;
  • tipologia di conversione.

Quando separare due campagne?

Una domanda utile è:

Ho bisogno di controllare separatamente budget, obiettivo, targeting o strategia di offerta?

Se la risposta è no, la separazione potrebbe essere solo complessità operativa.

Una buona struttura deve permettere di leggere i dati e governare il budget, senza frammentare inutilmente il segnale fornito agli algoritmi.

4. Analizza i termini di ricerca, non soltanto le keyword

Nelle campagne Search c’è una differenza fondamentale tra keyword e termine di ricerca.

La keyword è ciò che imposti nell’account.

Il termine di ricerca è ciò che l’utente ha effettivamente cercato.

Il report sui termini di ricerca permette quindi di capire meglio quale domanda stai realmente acquistando.

Controllalo regolarmente per individuare:

  • ricerche molto pertinenti;
  • nuove opportunità;
  • intenti diversi da quelli previsti;
  • query informative che non convertono;
  • ricerche relative a prodotti che non vendi;
  • termini legati a lavoro, assistenza, gratis, usato o altri intenti non pertinenti;
  • possibili parole chiave negative.

Le keyword negative sono ancora importanti

L’aumento dell’automazione non elimina la necessità di controllare la pertinenza.

Le parole chiave negative permettono di impedire che determinati termini attivino gli annunci e possono ridurre parte del traffico inutile.

Attenzione però a non esagerare.

Una lista di negative costruita in modo troppo aggressivo può escludere ricerche valide e limitare l’apprendimento.

La domanda giusta non è:

“Quante keyword negative posso aggiungere?”

ma:

“Quali intenti non voglio pagare?”

5. Scegli la strategia di offerta in base all’obiettivo

Google Ads utilizza sempre più spesso strategie di Smart Bidding, cioè sistemi di offerta che utilizzano l’intelligenza artificiale di Google per ottimizzare conversioni o valore di conversione durante ogni asta.

Tra le strategie principali troviamo:

  • Massimizza le conversioni;
  • CPA target;
  • Massimizza il valore di conversione;
  • ROAS target.

La scelta dipende dall’obiettivo.

Lead generation

Se tutte le conversioni hanno più o meno lo stesso valore e l’obiettivo è aumentare il numero di acquisizioni, possono avere senso strategie orientate alle conversioni o al CPA.

eCommerce e conversioni con valori differenti

Se una conversione può valere 30 €, 300 € o 3.000 €, ottimizzare soltanto il numero delle conversioni può essere fuorviante.

In questi casi diventa più interessante lavorare sul valore di conversione e, quando appropriato, sul ROAS.

Non imporre obiettivi irrealistici

Un errore frequente è impostare target estremamente aggressivi pensando di obbligare Google a produrre risultati migliori.

Un CPA target troppo basso o un ROAS target troppo elevato possono invece restringere le opportunità disponibili e ridurre il volume.

Il target deve partire dai dati, dalla marginalità e dagli obiettivi economici dell’azienda.

Non da ciò che ci piacerebbe ottenere.

6. Ottimizza annunci e asset senza perdere il controllo del messaggio

Le vecchie “estensioni degli annunci” oggi fanno parte di un sistema più ampio di asset.

Gli annunci responsive della rete di ricerca permettono inoltre a Google di combinare differenti titoli e descrizioni per individuare messaggi rilevanti per le varie ricerche.

Questo significa che l’ottimizzazione creativa non consiste più nel creare semplicemente “annuncio A contro annuncio B”.

Bisogna fornire al sistema asset realmente differenti e utili.

Controlla:

  • titoli che esprimono benefici diversi;
  • descrizioni che completano il messaggio;
  • sitelink;
  • callout;
  • snippet strutturati;
  • immagini quando disponibili e pertinenti;
  • asset relativi alla località o alle chiamate quando servono;
  • coerenza tra annuncio e landing page.

Evita invece di creare dieci titoli che dicono praticamente la stessa cosa.

Ad Strength non è il risultato economico della campagna

Gli indicatori forniti dalla piattaforma possono aiutare a diagnosticare la varietà e la completezza degli annunci, ma non sostituiscono i KPI economici.

Un annuncio può ottenere una valutazione tecnica positiva e generare comunque lead poco interessanti.

Viceversa, non bisogna modificare automaticamente un messaggio che sta generando ottimi risultati commerciali soltanto per inseguire un indicatore interno alla piattaforma.

7. Ottimizza la landing page: Google Ads non finisce con il clic

Puoi avere:

  • ottime keyword;
  • buoni annunci;
  • CTR elevato;
  • una strategia di bidding efficace;
  • traffico estremamente pertinente.

Ma se la landing page non convince, il budget continuerà a essere sprecato.

La pagina di destinazione dovrebbe essere coerente con:

  • la ricerca effettuata dall’utente;
  • la promessa dell’annuncio;
  • il prodotto o servizio promosso;
  • il livello di consapevolezza dell’utente;
  • l’azione che vogliamo ottenere.

Controlla in particolare:

  • chiarezza del titolo;
  • coerenza tra keyword, annuncio e pagina;
  • velocità;
  • versione mobile;
  • call to action;
  • form;
  • prove di fiducia;
  • obiezioni;
  • tasso di conversione;
  • qualità dei lead generati.

Ho approfondito questi elementi nella guida su come creare una landing page efficace.

Un miglioramento del conversion rate può avere un impatto enorme sull’economia della campagna senza aumentare di un euro il costo del traffico.

8. Controlla targeting geografico e distribuzione del budget

Il targeting geografico merita molta più attenzione di quella che normalmente riceve.

Google Ads può utilizzare sia la posizione fisica dell’utente sia, in alcune configurazioni, l’interesse dimostrato verso una determinata località.

Questo significa che selezionare semplicemente “Milano” o “Lombardia” non basta.

Bisogna verificare:

  • quali località sono incluse;
  • quali sono escluse;
  • le opzioni avanzate relative alla presenza e all’interesse;
  • da quali aree arrivano realmente clic e conversioni;
  • se esistono differenze importanti nel CPA o nel valore delle conversioni.

Per alcune aziende raggiungere utenti interessati a una determinata località è perfettamente sensato.

Per altre — ad esempio un’attività che opera esclusivamente entro una determinata area — potrebbe essere più importante limitarsi maggiormente alla presenza fisica.

Non esiste un’impostazione universalmente migliore. Dipende dal modello di business.

Anche il budget deve essere riallocato

Controlla inoltre se:

  • le campagne migliori sono limitate dal budget;
  • campagne poco redditizie assorbono troppo investimento;
  • ci sono differenze significative tra prodotti, mercati o aree;
  • il budget rispecchia realmente le priorità commerciali.

Ottimizzare non significa necessariamente spendere meno.

A volte significa spostare budget da ciò che produce poco valore verso ciò che può generare più crescita.

9. Performance Max e AI Max: l’AI ha bisogno di buoni input

L’intelligenza artificiale è ormai una parte strutturale di Google Ads.

Performance Max utilizza Google AI in diversi aspetti della campagna, tra cui offerte, targeting, creatività e attribuzione, distribuendo la pubblicità attraverso più inventory Google.

AI Max, invece, è un livello di ottimizzazione disponibile all’interno delle campagne della rete di ricerca e può ampliare ulteriormente il modo in cui Google interpreta query, landing page e asset.

La conseguenza è importante:

più aumenta l’automazione, più diventa importante la qualità degli input.

Bisogna quindi controllare:

  • obiettivi di conversione;
  • valori di conversione;
  • feed e dati prodotto;
  • landing page;
  • asset testuali e visuali;
  • segnali forniti alla piattaforma;
  • esclusioni e vincoli realmente necessari;
  • qualità dei risultati ottenuti.

Il modo peggiore di utilizzare l’AI è attivare ogni automazione e smettere di controllare cosa succede.

Il modo migliore è utilizzare l’automazione per aumentare la capacità operativa, mantenendo il controllo su obiettivi, dati e risultati.

Su questo tema ho approfondito anche alcuni modi per utilizzare ChatGPT nelle campagne pubblicitarie, distinguendo ciò che può accelerare il lavoro da ciò che richiede ancora valutazione strategica.

10. Non confondere il punteggio di ottimizzazione con il successo

Google Ads assegna alle campagne e agli account un punteggio di ottimizzazione compreso tra 0 e 100% e propone una serie di raccomandazioni.

È uno strumento utile.

Ma non dovrebbe diventare il KPI principale dell’account.

Google permette infatti sia di applicare sia di ignorare le raccomandazioni.

Questo è un dettaglio importante: una raccomandazione deve essere valutata, non eseguita automaticamente.

Prima di applicare una raccomandazione chiediti:

  • è coerente con l’obiettivo commerciale?
  • aumenterà semplicemente la spesa o anche il valore prodotto?
  • dispongo di dati sufficienti?
  • rischia di ampliare troppo il traffico?
  • è coerente con la marginalità?
  • posso misurare il risultato della modifica?

Lo stesso vale per il Punteggio di qualità.

È utile come strumento diagnostico per individuare problemi di pertinenza dell’annuncio, CTR atteso o esperienza della pagina di destinazione.

Non va però trattato come un KPI aziendale da portare necessariamente a 10/10.

Ottimizzare Google Ads non significa fare tutto quello che consiglia Google

Questo è probabilmente il principio più importante dell’intera guida.

Google dispone di una quantità enorme di dati e di sistemi di machine learning estremamente sofisticati.

Ma Google Ads non conosce automaticamente tutto ciò che succede nella tua azienda.

Potrebbe non sapere:

  • quanto margine hai realmente su un prodotto;
  • quali lead vengono scartati dal commerciale;
  • quali clienti hanno un LTV maggiore;
  • quali richieste creano problemi operativi;
  • quali prodotti vuoi smettere di vendere;
  • quali mercati hanno capacità produttiva disponibile;
  • quanto vale realmente una determinata opportunità.

Per questo l’obiettivo non dovrebbe essere:

“Come faccio a rendere Google Ads contento?”

ma:

“Come faccio a utilizzare Google Ads per raggiungere meglio gli obiettivi della mia azienda?”

Ogni quanto bisogna ottimizzare Google Ads?

Non esiste una frequenza valida per tutti.

Controllare ossessivamente l’account più volte al giorno e modificare continuamente campagne e strategie può essere controproducente, soprattutto quando gli algoritmi hanno bisogno di dati per valutare gli effetti di una modifica.

Allo stesso tempo, lasciare un account senza controllo per mesi può generare sprechi importanti.

Una buona routine può prevedere livelli differenti.

Controlli frequenti

  • anomalie nella spesa;
  • tracking;
  • campagne bloccate;
  • problemi tecnici;
  • variazioni anomale nelle conversioni.

Controlli periodici

  • termini di ricerca;
  • budget;
  • asset;
  • performance per campagna;
  • CPA e ROAS;
  • località;
  • qualità dei lead.

Analisi strategiche

  • redditività;
  • allocazione complessiva del budget;
  • valore delle conversioni;
  • nuovi mercati;
  • nuove campagne;
  • rapporto tra advertising, CRM e vendite.

Il punto non è fare più modifiche.

È fare modifiche migliori, basate su dati sufficienti e su un’ipotesi precisa.

Checklist per ottimizzare un account Google Ads

Se vuoi fare un controllo rapido del tuo account, puoi partire da questa checklist.

  1. Obiettivo: so esattamente quale risultato commerciale deve produrre Google Ads?
  2. Tracking: le conversioni sono registrate correttamente?
  3. Conversioni: principali e secondarie sono configurate correttamente?
  4. Valore: sto comunicando a Google il valore reale delle conversioni quando possibile?
  5. Struttura: campagne e gruppi sono organizzati in modo comprensibile senza frammentazione inutile?
  6. Query: sto controllando i termini di ricerca?
  7. Negative: sto escludendo gli intenti realmente non pertinenti?
  8. Bidding: la strategia di offerta è coerente con l’obiettivo?
  9. Target: CPA o ROAS sono realistici?
  10. Annunci: asset e messaggi sono realmente differenti e utili?
  11. Landing page: annuncio e pagina mantengono la stessa promessa?
  12. Località: sto pagando traffico proveniente dalle aree corrette?
  13. Budget: sto investendo di più dove esiste maggiore valore?
  14. Automazione: Performance Max e AI Max ricevono dati e input di qualità?
  15. Raccomandazioni: le valuto prima di applicarle?
  16. Business: conosco la qualità reale di lead, vendite e clienti generati?

Domande frequenti sull’ottimizzazione di Google Ads

Che cosa significa ottimizzare Google Ads?

Ottimizzare Google Ads significa analizzare e migliorare campagne, tracking, targeting, offerte, query, annunci, landing page e allocazione del budget per aumentare il valore generato dall’investimento pubblicitario.

Qual è la metrica più importante di Google Ads?

Non esiste una singola metrica valida per tutte le aziende. Per una lead generation possono essere importanti costo per lead, qualità del lead, costo per cliente e valore commerciale generato. Per un eCommerce possono essere più rilevanti valore di conversione, ROAS, CAC e marginalità.

Un punteggio di ottimizzazione del 100% significa che l’account è perfetto?

No. Il punteggio di ottimizzazione rappresenta la valutazione e le raccomandazioni della piattaforma Google Ads. Può essere utile per individuare opportunità, ma non dimostra che l’account stia producendo il miglior risultato economico possibile.

Le parole chiave negative servono ancora con l’intelligenza artificiale?

Sì. Possono ancora essere utili per escludere query e intenti non pertinenti. Devono però essere utilizzate con criterio, evitando liste eccessivamente restrittive che potrebbero eliminare domanda valida.

Performance Max sostituisce le campagne Search?

Non necessariamente. Performance Max e Search rispondono a logiche differenti e possono convivere nello stesso account. La scelta dipende da obiettivi, dati, tipo di attività, inventario e strategia complessiva.

Conviene utilizzare sempre Smart Bidding?

Smart Bidding è centrale nel Google Ads moderno e può offrire vantaggi importanti, ma deve lavorare con conversioni correttamente configurate e obiettivi realistici. Una strategia automatizzata alimentata con dati sbagliati può ottimizzare efficacemente verso il risultato sbagliato.

Quante volte bisogna modificare una campagna Google Ads?

Non esiste un numero ideale. Le modifiche dovrebbero essere effettuate quando esiste una ragione concreta e dati sufficienti per supportarla. Interventi continui e non coordinati rendono più difficile capire cosa abbia realmente prodotto un miglioramento o un peggioramento.

Conclusione: Google Ads è sempre più automatico, ma l’ottimizzazione è sempre più strategica

Google Ads è diventato enormemente più sofisticato rispetto a quando pubblicai la prima versione di questo articolo nel 2018.

Oggi l’intelligenza artificiale può decidere offerte, combinare creatività, interpretare segnali, trovare opportunità e distribuire budget con una velocità che sarebbe impossibile replicare manualmente.

Ma c’è una cosa che l’algoritmo non può decidere da solo:

che cosa rappresenta veramente valore per la tua azienda.

È per questo che l’ottimizzazione moderna di Google Ads non consiste nel contrastare l’automazione.

Consiste nel governarla.

Bisogna fornire dati migliori, definire obiettivi migliori, controllare ciò che viene realmente generato e collegare advertising, landing page, CRM e vendite.

Alla fine, un account Google Ads ben ottimizzato non è quello con il CTR più alto, il maggior numero di raccomandazioni applicate o il punteggio più vicino al 100%.

È quello che utilizza il budget in modo coerente con gli obiettivi economici dell’azienda e produce risultati che vale la pena continuare a finanziare.

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14,4 min readPublished On: Aprile 3rd, 2018Last Updated: Agosto 27th, 2026Categorie: Advertisingtag = , , , , , , Views: 2944

About the Author: Gentian Hajdaraj

Gentian Hajdaraj lavora nel digitale dal 2008, collegando strategia di crescita, marketing, sviluppo di prodotti SaaS, automazione e intelligenza artificiale. Fondatore di WMA e ideatore di diversi prodotti digitali, scrive partendo da esperienze, progetti e problemi affrontati sul campo.

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