Come creare Landing Page di successo in 10 mosse

Creare una landing page di successo non significa semplicemente mettere online una pagina bella, con un titolo accattivante e un pulsante colorato. Una landing page funziona quando riesce a trasformare l’attenzione dell’utente in un’azione concreta: una richiesta di contatto, un acquisto, una prenotazione, l’iscrizione a una newsletter, il download di una guida o qualsiasi altra conversione utile per il tuo business.

Il problema è che molte aziende investono budget importanti in campagne Google Ads, Meta Ads, LinkedIn Ads, email marketing o attività SEO, ma poi mandano il traffico verso pagine deboli, generiche, lente o poco persuasive. Il risultato? Tanti clic, poche conversioni e la sensazione fastidiosa che “il marketing online non funzioni”.

In realtà, spesso il problema non è la campagna. È la pagina di atterraggio.

Una landing page efficace deve essere chiara, coerente con la promessa dell’annuncio, veloce da caricare, facile da leggere, credibile e costruita intorno a una sola azione principale. Non deve raccontare tutto quello che fa l’azienda. Deve accompagnare l’utente verso una decisione precisa.

In questa guida vediamo come creare landing page di successo in 10 mosse, partendo da un principio semplice: ogni elemento della pagina deve avere un compito. Se non aiuta l’utente a capire, fidarsi o agire, probabilmente è rumore.

Che cos’è una landing page?

Una landing page è una pagina web progettata per ricevere traffico da una fonte specifica e portare l’utente a compiere una determinata azione. Può essere collegata a una campagna pubblicitaria, a un post social, a una newsletter, a una ricerca su Google o a un contenuto organico.

A differenza di una normale pagina del sito, una landing page non dovrebbe disperdere l’attenzione su troppi obiettivi. Non nasce per “presentare l’azienda in generale”, ma per rispondere a un bisogno specifico e guidare l’utente verso una conversione.

Alcuni esempi di conversione sono:

  • richiedere un preventivo;
  • prenotare una consulenza;
  • compilare un modulo di contatto;
  • scaricare un ebook;
  • iscriversi a una newsletter;
  • acquistare un prodotto;
  • registrarsi a un webinar;
  • iniziare una prova gratuita.

La landing page, quindi, non è solo una pagina “carina”. È uno strumento commerciale. E come ogni strumento commerciale deve essere misurabile, migliorabile e coerente con il percorso dell’utente.

Perché una landing page è così importante per le conversioni?

Una landing page è spesso il punto in cui si decide se un investimento pubblicitario produce risultati oppure no. Puoi avere una campagna perfetta, un pubblico ben profilato e un messaggio interessante, ma se la pagina non convince l’utente, la conversione non arriva.

Il traffico da solo non basta. Anzi, quando la landing page non funziona, più traffico significa spesso solo più budget sprecato.

Una landing page ben progettata aiuta a:

  • migliorare il tasso di conversione;
  • ridurre il costo per lead o per acquisizione;
  • aumentare la qualità dei contatti generati;
  • rendere più coerenti campagne, annunci e messaggi;
  • rafforzare la fiducia dell’utente;
  • capire meglio quali argomenti, offerte e CTA funzionano davvero.

In altre parole, ottimizzare una landing page non significa solo “fare design”. Significa lavorare sul punto in cui marketing, comunicazione, psicologia dell’utente, UX, copywriting, SEO e dati si incontrano.

Come creare una landing page di successo in 10 mosse

Vediamo ora le 10 mosse fondamentali per progettare o migliorare una landing page capace di generare risultati reali.

1. Parti da un solo obiettivo

La prima regola di una landing page efficace è questa: una pagina, un obiettivo principale.

Se vuoi che l’utente richieda un preventivo, tutta la pagina deve portarlo verso quella richiesta. Se vuoi che scarichi una guida, la pagina deve costruire il valore di quel download. Se vuoi vendere un prodotto, ogni sezione deve aiutare l’utente a capire perché acquistarlo ora.

Molte landing page falliscono perché provano a fare troppe cose contemporaneamente. Invitano l’utente a leggere il blog, seguire i social, visitare la home, scoprire tutti i servizi, guardare il portfolio, iscriversi alla newsletter e magari anche compilare un form. Troppi stimoli producono indecisione.

Una landing page non deve sembrare un centro commerciale. Deve sembrare un percorso guidato.

Prima di scrivere una sola riga, chiediti:

  • qual è l’azione principale che voglio ottenere?
  • chi è l’utente che arriverà su questa pagina?
  • da quale canale arriva?
  • quale promessa gli ho fatto prima del clic?
  • quale dubbio potrebbe bloccarlo?

Quando l’obiettivo è chiaro, diventa più facile decidere cosa inserire nella pagina e cosa eliminare.

2. Rendi subito chiara la promessa

Nei primi secondi l’utente deve capire tre cose: dove si trova, cosa gli stai offrendo e perché dovrebbe continuare a leggere.

Il titolo principale della landing page deve comunicare una promessa concreta. Non deve essere solo creativo. Deve essere comprensibile. Una frase brillante ma vaga può piacere a chi l’ha scritta, ma non sempre aiuta l’utente a decidere.

Un buon hero iniziale dovrebbe contenere:

  • un titolo chiaro;
  • un sottotitolo che spiega meglio il beneficio;
  • una call to action visibile;
  • un elemento di fiducia o prova sociale;
  • un’immagine, video o visual coerente con l’offerta.

Per esempio, invece di scrivere:

Soluzioni innovative per il tuo business

è meglio scrivere qualcosa di più specifico:

Genera richieste di preventivo qualificate con una landing page progettata per convertire traffico da Google Ads e Meta Ads

La seconda versione è meno “da brochure”, ma molto più utile. Dice a chi si rivolge, cosa promette e in quale contesto può essere usata.

La chiarezza batte quasi sempre la creatività fine a sé stessa.

3. Allinea messaggio, pubblico e fonte di traffico

Una landing page non vive da sola. Vive dentro un percorso.

Se un utente clicca su un annuncio che promette “consulenza gratuita per migliorare le conversioni ecommerce”, la landing page non può aprirsi con un testo generico sulla storia dell’agenzia. Deve continuare esattamente da quella promessa.

Questo allineamento viene spesso chiamato message match: il messaggio dell’annuncio, della keyword, dell’email o del post deve essere coerente con il contenuto della landing page.

Quando manca coerenza, l’utente percepisce una frattura. Ha cliccato per una ragione, ma si ritrova davanti a qualcosa di diverso. Anche se l’offerta è buona, la fiducia si abbassa.

Per migliorare l’allineamento, controlla questi elementi:

  • la keyword o il tema dell’annuncio è presente nel titolo?
  • la promessa fatta prima del clic viene ripresa subito?
  • il pubblico è lo stesso?
  • il tono è coerente con la fase del funnel?
  • la CTA corrisponde all’intenzione dell’utente?

Una persona che arriva da una ricerca molto consapevole, ad esempio “consulenza landing page ecommerce”, può essere pronta a richiedere un contatto. Una persona che arriva da un contenuto informativo, invece, potrebbe aver bisogno prima di una guida, un caso studio o una checklist.

La landing page deve rispettare il livello di consapevolezza dell’utente. Chiedere troppo presto può ridurre le conversioni. Chiedere troppo poco può generare contatti poco qualificati.

4. Metti il prodotto o l’offerta al centro

Una landing page di successo non deve parlare di tutto. Deve parlare dell’offerta.

Questo vale per un prodotto fisico, un servizio, un software, una consulenza, un evento o un contenuto scaricabile. Ogni sezione dovrebbe aiutare l’utente a capire meglio cosa riceverà, perché è utile e perché dovrebbe fidarsi.

Evita di riempire la pagina con informazioni laterali che non servono alla conversione. La storia completa dell’azienda, tutti i servizi disponibili, i comunicati stampa e le notizie generiche possono stare altrove. Nella landing page devi mantenere il focus.

Il prodotto o l’offerta devono essere il protagonista.

Per farlo bene, spiega:

  • che cosa include l’offerta;
  • a chi è rivolta;
  • quale problema risolve;
  • quali risultati può aiutare a ottenere;
  • in cosa è diversa da alternative simili;
  • quali sono i passaggi successivi dopo la richiesta.

Un errore molto comune è pensare che “meno testo” significhi sempre “più conversioni”. Non è così. Il punto non è scrivere poco o tanto. Il punto è scrivere ciò che serve.

Se l’offerta è semplice e a basso rischio, può bastare una pagina breve. Se l’offerta è costosa, complessa o richiede fiducia, servono più informazioni, più prove e più risposte alle obiezioni.

5. Mostra concretamente quello che offri

Sul web l’utente non può toccare il prodotto, non può parlare subito con una persona e non può sempre verificare dal vivo ciò che prometti. Per questo la landing page deve rendere l’offerta il più concreta possibile.

Le immagini, i video, gli screenshot, le demo, le anteprime, i mockup e gli esempi pratici servono a ridurre l’incertezza.

Se vendi un prodotto fisico, mostra:

  • foto reali del prodotto;
  • dettagli ravvicinati;
  • dimensioni e proporzioni;
  • uso in contesto reale;
  • varianti disponibili;
  • video dimostrativi.

Se vendi un servizio, mostra:

  • il metodo di lavoro;
  • esempi di output;
  • prima e dopo;
  • casi studio;
  • risultati ottenuti;
  • testimonianze credibili.

Se vendi un software, mostra:

  • screenshot dell’interfaccia;
  • brevi video della piattaforma;
  • funzionalità principali;
  • flussi d’uso;
  • integrazioni disponibili;
  • benefici operativi per l’utente.

Più l’offerta diventa visibile, più diventa facile capirla. E ciò che si capisce meglio si valuta meglio.

6. Dimostra, non limitarti a promettere

Una landing page debole dice: “Siamo i migliori”.

Una landing page forte mostra perché vale la pena crederci.

La differenza tra promessa e dimostrazione è enorme. Gli utenti sono abituati a vedere pagine piene di frasi come “qualità garantita”, “servizio professionale”, “soluzioni su misura” e “risultati concreti”. Il problema è che queste frasi, da sole, non dimostrano nulla.

Per aumentare la credibilità, inserisci prove reali:

  • numeri e risultati misurabili;
  • recensioni verificabili;
  • loghi di clienti o partner, se autorizzati;
  • case study sintetici;
  • certificazioni;
  • demo o esempi pratici;
  • garanzie;
  • domande frequenti che sciolgono dubbi reali.

Per esempio, invece di scrivere:

Aiutiamo le aziende a migliorare le performance online.

puoi rendere il messaggio più concreto:

Analizziamo traffico, campagne e pagine di conversione per individuare dove si perdono lead e quali modifiche possono migliorare il costo per acquisizione.

La seconda frase non urla. Spiega. Ed è proprio questo che spesso rende una landing page più persuasiva.

7. Costruisci una call to action chiara e ripetuta

La call to action, o CTA, è l’invito all’azione. È il punto in cui chiedi all’utente di fare il passo successivo.

Una CTA efficace deve essere visibile, comprensibile e coerente con l’offerta. Non deve lasciare dubbi su cosa succederà dopo il clic.

Frasi come “Invia”, “Clicca qui” o “Scopri di più” possono funzionare in alcuni contesti, ma spesso sono troppo generiche. Meglio usare CTA più specifiche, come:

  • Richiedi una consulenza;
  • Prenota una call gratuita;
  • Scarica la guida;
  • Ricevi il preventivo;
  • Prova gratis la piattaforma;
  • Analizza la tua landing page.

La CTA non dovrebbe comparire una sola volta. In una landing page medio-lunga è utile ripeterla nei punti strategici: dopo il primo blocco introduttivo, dopo la spiegazione dei benefici, dopo le prove di fiducia e alla fine della pagina.

Attenzione però: ripetere la CTA non significa cambiare obiettivo ogni volta. Il pulsante può comparire più volte, ma deve portare alla stessa azione principale.

Un buon test è questo: se l’utente scorre velocemente la pagina, riesce comunque a capire cosa deve fare?

8. Lavora sul valore percepito dell’offerta

Le persone non comprano solo in base al prezzo. Comprano in base al valore che percepiscono.

Due offerte con lo stesso prezzo possono sembrare completamente diverse se vengono presentate in modo diverso. Una può sembrare costosa, l’altra conveniente. Non perché sia cambiato il prezzo, ma perché è cambiata la percezione del beneficio, del rischio e del risultato atteso.

Per aumentare il valore percepito della tua landing page, puoi lavorare su diversi elementi:

  • spiegare con precisione cosa è incluso;
  • mostrare il risultato finale;
  • confrontare il costo con il beneficio;
  • inserire bonus realmente utili;
  • ridurre il rischio con garanzie o prove;
  • chiarire il tempo risparmiato;
  • mostrare cosa l’utente perde se rimanda la decisione.

Un’offerta accattivante non deve per forza essere uno sconto. Può essere una consulenza iniziale, un audit, una checklist, un’analisi personalizzata, una prova gratuita, una consegna più veloce, un supporto incluso o un pacchetto più completo.

L’importante è che il vantaggio sia credibile. La scarsità finta, i countdown inventati e le promesse troppo aggressive possono generare l’effetto opposto: invece di aumentare la fiducia, la riducono.

9. Rispondi alle obiezioni prima del form

Ogni utente che arriva su una landing page ha dubbi. Alcuni sono espliciti, altri sono silenziosi. Il problema è che spesso non te li dirà. Semplicemente uscirà dalla pagina.

Le obiezioni più comuni sono:

  • Quanto costa?
  • È adatto al mio caso?
  • Quanto tempo richiede?
  • Posso fidarmi?
  • Cosa succede dopo che compilo il form?
  • Mi chiameranno subito?
  • Riceverò spam?
  • È davvero diverso dalle altre soluzioni?
  • Ho abbastanza informazioni per decidere?

Una landing page efficace anticipa questi dubbi e li affronta con naturalezza. Non serve creare un muro di testo. Puoi usare microcopy, FAQ, box informativi, esempi, note vicino al form, testimonianze o sezioni dedicate.

Per esempio, vicino a un modulo puoi inserire una frase come:

Ti ricontatteremo solo per capire meglio la tua richiesta. Nessuna iscrizione automatica a newsletter e nessuna telefonata commerciale insistente.

Questo piccolo dettaglio può ridurre la frizione, soprattutto nei contesti B2B dove l’utente teme di essere “agganciato” da un venditore troppo aggressivo.

Le obiezioni non sono un fastidio. Sono materiale prezioso per migliorare la pagina.

10. Misura, testa e migliora continuamente

Una landing page non dovrebbe mai essere considerata finita per sempre. Anche una buona pagina può essere migliorata osservando i dati.

Le metriche principali da monitorare sono:

  • tasso di conversione;
  • costo per lead o per acquisizione;
  • tempo medio sulla pagina;
  • profondità di scroll;
  • clic sulle CTA;
  • abbandono del form;
  • qualità dei lead generati;
  • performance da mobile;
  • velocità di caricamento;
  • risultati per fonte di traffico.

Non limitarti a guardare quante persone compilano il form. Valuta anche la qualità delle richieste. Una landing page può generare tanti lead, ma se sono fuori target, il problema non è risolto. In alcuni casi l’obiettivo non è aumentare tutti i contatti, ma aumentare quelli giusti.

Puoi testare diversi elementi:

  • titolo principale;
  • testo della CTA;
  • ordine delle sezioni;
  • lunghezza del form;
  • immagini o video;
  • offerta iniziale;
  • prove sociali;
  • FAQ;
  • layout mobile;
  • messaggio sopra la piega iniziale.

L’ottimizzazione non deve basarsi solo sul gusto personale. Una frase che piace al team interno non è automaticamente la frase che converte meglio. I dati servono proprio a distinguere le opinioni dai comportamenti reali.

Gli elementi fondamentali di una landing page che converte

Una landing page di successo può avere forme diverse, ma in genere contiene alcuni elementi ricorrenti. Non sono obbligatori in ogni progetto, ma rappresentano una base solida da cui partire.

Titolo orientato al beneficio

Il titolo deve comunicare subito il valore della pagina. Deve far capire all’utente che si trova nel posto giusto.

Sottotitolo esplicativo

Il sottotitolo serve ad ampliare la promessa, chiarendo per chi è l’offerta e quale risultato può aiutare a ottenere.

Call to action visibile

Il pulsante principale deve essere facile da trovare e deve usare un testo orientato all’azione.

Visual coerente

Immagini, video o screenshot devono sostenere il messaggio, non decorare la pagina in modo casuale.

Benefici principali

L’utente deve capire rapidamente perché dovrebbe interessarsi all’offerta. I benefici devono essere concreti e collegati a problemi reali.

Prove di fiducia

Recensioni, casi studio, numeri, loghi, certificazioni e garanzie aiutano a rendere più credibile la promessa.

Form semplice

Il modulo deve chiedere solo le informazioni davvero necessarie nella fase in cui si trova l’utente. Ogni campo in più può aumentare la frizione.

FAQ e gestione delle obiezioni

Le domande frequenti aiutano a rispondere ai dubbi che potrebbero bloccare la conversione.

Versione mobile curata

La landing page deve essere comoda da leggere e compilare anche da smartphone. Titoli, pulsanti, form e immagini devono funzionare bene su schermi piccoli.

Errori comuni da evitare in una landing page

Molte landing page non convertono perché commettono errori semplici, ma molto costosi.

I più frequenti sono:

  • titolo generico;
  • promessa poco chiara;
  • troppi obiettivi nella stessa pagina;
  • CTA debole o poco visibile;
  • form troppo lungo;
  • assenza di prove di fiducia;
  • testi autoreferenziali;
  • immagini decorative e non informative;
  • pagina lenta da mobile;
  • mancanza di coerenza con l’annuncio;
  • offerta poco comprensibile;
  • nessuna risposta alle obiezioni;
  • assenza di tracciamento delle conversioni.

Un altro errore molto diffuso è parlare troppo dell’azienda e troppo poco dell’utente. Chi arriva sulla pagina non sta cercando un monumento alla tua bravura. Sta cercando una soluzione a un problema, un vantaggio, una risposta o una ragione per fidarsi.

La domanda da tenere sempre in mente è: “Questa sezione aiuta davvero l’utente a decidere?”

Landing page e SEO: ha senso ottimizzarla per Google?

Dipende dal tipo di landing page.

Se la pagina è pensata solo per campagne pubblicitarie temporanee, può essere costruita soprattutto per la conversione. Ma se la landing page intercetta una domanda ricercata su Google, allora conviene lavorare anche sull’ottimizzazione SEO.

Una landing page SEO dovrebbe avere:

  • un titolo chiaro e coerente con la keyword principale;
  • un contenuto sufficiente a rispondere all’intento di ricerca;
  • heading ordinati;
  • testi utili e non solo promozionali;
  • FAQ finali;
  • link interni verso risorse correlate;
  • immagini ottimizzate;
  • buone performance tecniche;
  • una struttura leggibile anche da strumenti AI e motori generativi.

Questo non significa trasformare ogni landing page in un articolo lunghissimo. Significa creare una pagina capace di rispondere bene alla domanda dell’utente, senza sacrificare la conversione.

La SEO porta traffico. La landing page deve trasformare quel traffico in opportunità.

Landing page e AI: come renderla più comprensibile anche ai motori generativi

Oggi una landing page deve essere pensata non solo per gli utenti e per Google, ma anche per sistemi AI che leggono, sintetizzano e interpretano i contenuti.

Per renderla più adatta anche alla ricerca generativa e agli strumenti AI, conviene lavorare su alcuni aspetti:

  • definizioni chiare all’inizio della pagina;
  • risposte dirette alle domande principali;
  • struttura ordinata con heading descrittivi;
  • sezioni brevi e facilmente sintetizzabili;
  • FAQ reali;
  • termini coerenti con il tema trattato;
  • prove, esempi e dettagli concreti;
  • niente frasi vaghe o troppo pubblicitarie;
  • collegamenti interni verso contenuti autorevoli del sito.

In pratica, una pagina ottimizzata per l’AI non è una pagina scritta “per i robot”. È una pagina scritta meglio: più chiara, più esplicita, più ordinata e più utile.

Gli strumenti generativi tendono a valorizzare contenuti facili da comprendere, riassumere e collegare a un’intenzione specifica. Per questo una landing page costruita bene può diventare anche una risorsa più forte dal punto di vista della visibilità organica.

Checklist rapida per migliorare la tua landing page

Prima di pubblicare o aggiornare una landing page, controlla questi punti:

  • La promessa è chiara nei primi secondi?
  • La pagina ha un solo obiettivo principale?
  • La CTA è visibile e comprensibile?
  • Il messaggio è coerente con annunci, email o post di provenienza?
  • I benefici sono più evidenti delle caratteristiche tecniche?
  • Ci sono prove concrete a supporto della promessa?
  • Il form chiede solo i dati necessari?
  • Le obiezioni principali vengono affrontate?
  • La pagina funziona bene da mobile?
  • La velocità di caricamento è accettabile?
  • Le conversioni sono tracciate correttamente?
  • La pagina viene migliorata sulla base dei dati?

Se anche solo tre o quattro risposte sono negative, probabilmente hai già individuato alcune aree su cui intervenire.

FAQ sulle landing page

Quanto deve essere lunga una landing page?

Non esiste una lunghezza ideale valida per tutti. Una landing page deve essere lunga quanto serve per convincere l’utente a compiere l’azione desiderata. Offerte semplici possono richiedere pagine brevi. Servizi complessi, costosi o B2B richiedono spesso più spiegazioni, prove e risposte alle obiezioni.

Meglio una landing page breve o lunga?

Meglio una landing page completa. Breve o lunga dipende dal contesto. Se l’utente conosce già il brand e l’offerta è immediata, una pagina breve può funzionare bene. Se invece l’utente deve capire il valore, confrontare alternative e fidarsi, una pagina più articolata può convertire meglio.

Quante CTA deve avere una landing page?

Una landing page può avere più pulsanti, ma dovrebbe avere una sola azione principale. Puoi ripetere la stessa CTA in diversi punti della pagina, soprattutto se il contenuto è lungo. L’importante è non confondere l’utente con obiettivi diversi.

Che differenza c’è tra homepage e landing page?

La homepage presenta l’azienda in modo più generale e permette all’utente di scegliere diversi percorsi. La landing page, invece, è costruita intorno a un obiettivo specifico e guida l’utente verso una sola conversione principale.

Una landing page serve solo per le campagne pubblicitarie?

No. Le landing page possono essere usate anche per SEO, email marketing, webinar, lanci di prodotto, lead magnet, eventi, campagne social, attività commerciali B2B e percorsi di marketing automation. Ogni volta che vuoi trasformare traffico in azione, una landing page può essere utile.

Qual è l’errore più grave in una landing page?

L’errore più grave è non rendere chiaro il motivo per cui l’utente dovrebbe agire. Se la promessa è vaga, la CTA è debole, l’offerta non è comprensibile o mancano elementi di fiducia, la pagina rischia di perdere conversioni anche se riceve molto traffico.

Conclusione: una landing page di successo non nasce per caso

Creare una landing page di successo significa progettare un percorso. Ogni elemento deve aiutare l’utente a passare da “mi interessa” a “voglio saperne di più” oppure “sono pronto ad agire”.

Il design conta, ma non basta. Il copy conta, ma non basta. La velocità conta, ma non basta. Le prove sociali contano, ma non bastano. È l’insieme di tutti questi elementi, organizzati intorno a un obiettivo preciso, che rende una landing page davvero efficace.

La regola più importante è semplice: non progettare la pagina pensando solo a cosa vuoi dire tu. Progettala pensando a cosa deve capire, credere e fare l’utente.

Quando una landing page risponde alle domande giuste, elimina le frizioni, rende chiaro il valore e guida verso una CTA coerente, le conversioni smettono di essere un colpo di fortuna e diventano il risultato di un sistema.

Se vuoi approfondire il tema in modo ancora più completo, puoi leggere anche la guida pubblicata su Web Marketing Aziendale: Landing Page che Converte: Guida Completa per Ottimizzare Conversioni e Risultati Online.

Puoi leggere anche questo approfondimento collegato su come aumentare vendite e fidelizzazione del cliente e questa guida sulla lead generation.

Lead Generation B2B nel 2026: 33 statistiche reali che spiegano cosa funziona davvero

Ogni volta che si parla di lead generation B2B ho la sensazione che ci sia un piccolo equivoco di fondo: molte aziende cercano “più contatti”, quando in realtà avrebbero bisogno di più opportunità commerciali reali.

Il contatto, da solo, non vale quasi nulla. Puoi avere cento richieste compilate da persone curiose, fuori target, senza budget o senza urgenza. Oppure puoi avere dieci conversazioni con aziende che hanno un problema concreto, un processo decisionale già avviato e una ragione seria per ascoltarti.

Ecco perché oggi la lead generation non può più essere trattata come una semplice attività di raccolta nominativi. Nel B2B moderno, soprattutto nel 2026, generare lead significa costruire un sistema fatto di contenuti, fiducia, dati, velocità di risposta, automazioni, CRM, AI e allineamento con la forza vendita.

I buyer fanno più ricerca da soli. Confrontano fornitori prima di parlare con un commerciale. Usano Google, LinkedIn, recensioni, video, report, webinar e sempre più spesso anche strumenti di intelligenza artificiale. Arrivano più informati, ma anche più selettivi.

In questo articolo ho raccolto 33 statistiche sulla Lead Generation B2B da fonti recenti come Gartner, HubSpot, Content Marketing Institute, Salesforce e McKinsey. Non sono numeri messi lì per fare scena. Sono dati utili per capire una cosa molto semplice: la lead generation non è morta, ma è diventata più esigente.

Prima di tutto: il buyer B2B vuole più controllo

Per anni molte aziende hanno pensato alla lead generation come a un percorso abbastanza lineare: campagna, landing page, form, contatto, telefonata commerciale. Oggi questo schema esiste ancora, ma non basta più.

Il buyer B2B vuole informarsi prima, confrontare alternative, capire il valore della soluzione e ridurre il rischio percepito. Non vuole necessariamente essere seguito da un venditore fin dal primo momento. Vuole arrivare alla conversazione commerciale quando ha già costruito una parte della propria opinione.

  1. Il 67% dei buyer B2B preferisce un’esperienza senza interazione diretta con un venditore nelle prime fasi del processo. Gartner parla chiaramente di “rep-free experience”: il buyer vuole muoversi in autonomia prima di coinvolgere il commerciale.
  2. Il 45% dei buyer B2B ha usato l’intelligenza artificiale durante un acquisto recente. Questo significa che l’AI non è più solo uno strumento per chi vende, ma anche per chi compra.
  3. I buyer più sicuri della propria decisione hanno il doppio delle probabilità di generare un accordo di qualità. Sempre secondo Gartner, la chiarezza sul valore diventa centrale: se il buyer capisce meglio perché una soluzione è adatta al suo contesto, la trattativa parte meglio.
  4. Quasi il 70% dei marketer dichiara che i lead arrivano più avanti nel processo di acquisto perché hanno già fatto ricerche assistite dall’AI. Il contatto non è più l’inizio del percorso: spesso è la conseguenza di un percorso invisibile già avviato.
  5. Il 37% dei marketer afferma che i lead sono più informati grazie all’AI. Questo è un bene, ma solo se l’azienda è preparata a conversazioni più mature e meno generiche.
  6. Il 30% dei marketer indica ancora la generazione di lead come una delle principali sfide nel 2026. Nonostante strumenti, automazioni e AI, generare contatti qualificati resta difficile.

Cosa significa davvero? Significa che il marketing deve lavorare prima della vendita. Il sito, gli articoli, le pagine servizio, le recensioni, i casi studio, i contenuti video e le email non servono solo a “fare comunicazione”. Servono a costruire fiducia prima che il potenziale cliente compili un form.

Chi arriva al commerciale senza aver capito nulla dell’azienda, dell’offerta e del valore è un lead fragile. Chi arriva dopo aver letto, confrontato e maturato un problema è molto più vicino a diventare opportunità.

Il contenuto non è più un accessorio: è parte del processo commerciale

Uno degli errori più comuni nel B2B è considerare i contenuti come qualcosa di “editoriale”, separato dalla vendita. In realtà, oggi il contenuto è spesso il primo venditore dell’azienda.

Una guida ben scritta può rispondere a un’obiezione prima ancora che venga posta. Un caso studio può ridurre la percezione del rischio. Una pagina servizio chiara può filtrare i contatti non adatti. Un articolo tecnico può posizionare l’azienda come riferimento, non come una delle tante alternative.

  1. Il 74% dei marketer B2B dichiara che il content marketing ha aiutato a generare domanda o lead. Il contenuto non serve solo a fare traffico: serve a creare interesse qualificato.
  2. Il 62% afferma che il content marketing ha aiutato a nutrire lead, iscritti o audience. Questo è uno dei punti più sottovalutati: non tutti comprano subito, ma molti possono essere educati nel tempo.
  3. Il 49% dichiara che il content marketing ha contribuito a generare vendite o ricavi. Qui il contenuto esce dal reparto “visibilità” ed entra nel territorio del fatturato.
  4. L’87% dei marketer B2B afferma che il content marketing ha aiutato a creare brand awareness. E senza consapevolezza del brand, nel B2B si finisce spesso nella guerra del prezzo.
  5. Il 45% dei marketer B2B dichiara di non avere un modello scalabile per la creazione dei contenuti. Questo dato è molto interessante: molte aziende sanno che i contenuti servono, ma non hanno un processo.
  6. L’84% dei marketer B2B distribuisce contenuti attraverso il blog o il sito aziendale. Il blog non è morto. Sono morti, semmai, i blog scritti senza strategia.
  7. L’89% utilizza piattaforme social organiche per distribuire contenuti. Nel B2B questo significa soprattutto presidiare i luoghi in cui il buyer costruisce fiducia e familiarità.
  8. Il 71% usa newsletter via email come canale di distribuzione. L’email resta fondamentale, soprattutto quando serve coltivare relazioni nel tempo.
  9. Il 55% utilizza eventi in presenza e il 55% webinar. Nonostante l’avanzata dell’AI, il B2B resta un mercato in cui relazione, competenza e fiducia contano moltissimo.
  10. L’85% dei marketer B2B indica LinkedIn come la piattaforma social che offre più valore. Non sorprende: per molti settori B2B, LinkedIn è diventato una combinazione tra reputazione personale, contenuto professionale e networking commerciale.

Cosa significa davvero? Significa che la domanda “dobbiamo fare contenuti?” è ormai sbagliata. La domanda giusta è: quali contenuti servono al nostro buyer per fidarsi di noi?

Un’azienda che vende servizi complessi, consulenza, software, macchinari, formazione, impianti, prodotti tecnici o soluzioni ad alto valore non può limitarsi a una pagina “Chi siamo”, tre post social e una campagna Google Ads.

Deve costruire un percorso. Deve spiegare. Deve educare. Deve dimostrare esperienza. Deve aiutare il buyer a fare una scelta più sicura.

I canali a pagamento funzionano, ma non salvano una strategia debole

Le campagne pubblicitarie restano importanti. Google Ads, LinkedIn Ads, Meta Ads, campagne display, retargeting e sponsorizzazioni possono accelerare la visibilità e portare traffico qualificato. Però il punto è sempre lo stesso: la campagna non sostituisce la strategia.

Se mandi traffico su una pagina debole, otterrai lead deboli. Se sponsorizzi un contenuto generico, otterrai attenzione generica. Se punti solo sul costo per lead, rischi di ottimizzare il marketing verso il numero sbagliato.

  1. L’84% dei marketer B2B utilizza canali a pagamento. Quindi sì, il paid media resta parte integrante del marketing B2B.
  2. Tra chi usa canali paid, il 73% utilizza social advertising o post promossi. Le piattaforme social non servono solo al B2C: sono ormai un canale B2B a tutti gli effetti.
  3. Il 64% utilizza search engine marketing o pay-per-click. La domanda consapevole resta preziosa, soprattutto quando intercetta problemi già espliciti.
  4. Il 61% dei marketer B2B indica SEM/PPC come il canale paid con i migliori risultati per il content marketing. Quando una persona sta cercando una soluzione, essere presenti nel momento giusto può fare la differenza.
  5. Secondo HubSpot, sito, blog e SEO restano il canale con il ROI più alto per i marketer. Questo dato è importante perché ridimensiona l’idea che il traffico organico sia superato: si è evoluto, non è scomparso.

Cosa significa davvero? Significa che le campagne devono essere collegate a una strategia di contenuto e conversione. Non ha senso chiedersi solo “quanto costa un lead?” se poi nessuno misura la qualità del lead, il tasso di conversione commerciale, il tempo di chiusura, il valore medio del cliente e il margine generato.

Una campagna con lead costosi ma molto qualificati può essere più redditizia di una campagna con lead economici che fanno perdere tempo alla forza vendita.

AI e automazione: tutti ne parlano, pochi le integrano davvero

Qui bisogna essere onesti: l’intelligenza artificiale nel marketing è ovunque. Ma “usare ChatGPT per scrivere un post” non significa aver integrato l’AI nella lead generation.

L’AI diventa interessante quando aiuta a leggere segnali, classificare priorità, personalizzare follow-up, generare contenuti migliori, analizzare dati, individuare pattern, migliorare landing page, supportare il commerciale e ridurre attività ripetitive.

  1. Il 54% dei team B2B usa l’AI in modo ad hoc, cioè sperimenta senza applicarla in modo strutturale. È il classico “la usiamo, ma non sappiamo bene dove ci stia portando”.
  2. Solo il 19% dei marketer B2B dichiara che l’AI è integrata nei processi quotidiani o nei workflow. Questo è il dato che separa l’entusiasmo dalla maturità operativa.
  3. Il 56% dei marketer B2B considera l’automazione basata su AI una priorità alta o media. Il mercato ha capito la direzione, ma molte aziende sono ancora in fase di transizione.
  4. Il 51% dei marketer B2B che usa AI generativa nota una riduzione delle attività noiose o ripetitive. Questa è forse la prima applicazione concreta: liberare tempo.
  5. Il 45% vede workflow più efficienti grazie all’AI generativa. Non è solo contenuto: è processo.
  6. Il 42% nota miglioramenti nell’ottimizzazione dei contenuti. L’AI può aiutare a migliorare struttura, chiarezza, distribuzione e pertinenza semantica.
  7. L’80% dei marketer usa AI per la creazione di contenuti. Attenzione però: più contenuti non significa automaticamente contenuti migliori.
  8. Il 75% usa AI per la produzione media. Video, immagini, asset creativi e varianti pubblicitarie stanno diventando più rapidi da produrre.
  9. Salesforce rileva che l’83% dei marketer riconosce il passaggio verso messaggi personalizzati e conversazioni bidirezionali, ma solo uno su quattro è soddisfatto di come usa i dati per alimentare quei momenti. In pratica: tutti vogliono personalizzare, pochi hanno dati e processi davvero maturi.

Cosa significa davvero? Significa che l’AI non deve essere trattata come un giocattolo creativo. Deve diventare una leva operativa. Non serve solo a scrivere più velocemente. Serve a capire meglio chi hai davanti, quali contenuti servono, quali lead meritano priorità e quali azioni possono migliorare la conversione.

Il rischio, altrimenti, è produrre più rumore. Più email, più post, più landing, più sequenze automatiche. Ma senza strategia, il rumore resta rumore anche se generato con l’intelligenza artificiale.

La metrica più importante non è il numero di lead

Questa è una delle parti che mi interessa di più. Perché molte aziende chiedono ancora campagne “per avere più lead”, ma poi non hanno un sistema serio per distinguere un contatto utile da uno inutile.

Nel B2B, la metrica più pericolosa è il volume preso da solo. Se premi il marketing solo per generare tanti contatti, il marketing cercherà contatti. Non necessariamente opportunità.

  1. Il 77% dei marketer valuta la qualità dei propri lead come alta o molto alta. Questo dato va letto con cautela, ma mostra quanto la conversazione si sia spostata dalla quantità alla qualità.
  2. Il 40% dei marketer indica qualità dei lead e MQL come la metrica più importante per misurare il successo. È la metrica più citata, più del semplice volume.
  3. Il 93% dei marketer afferma che la personalizzazione migliora lead o acquisti. Non basta comunicare: bisogna comunicare in modo pertinente.

Cosa significa davvero? Significa che una buona strategia di lead generation deve rispondere ad alcune domande molto concrete:

  • Da quali canali arrivano i lead migliori?
  • Quali contenuti leggono prima di contattarci?
  • Quali form generano richieste serie e quali solo curiosità?
  • Quali lead diventano appuntamenti?
  • Quali appuntamenti diventano preventivi?
  • Quali preventivi diventano clienti?
  • Qual è il valore medio dei clienti acquisiti da ogni canale?

Senza queste risposte, il marketing rischia di restare una fabbrica di numeri belli da guardare ma difficili da trasformare in fatturato.

La vera lezione: meno raccolta contatti, più sistema commerciale

Se mettiamo insieme tutti questi dati, il quadro è abbastanza chiaro: la lead generation B2B non può più essere ridotta a una campagna.

Una campagna può portare traffico. Una landing può convertire. Un form può raccogliere dati. Una sequenza email può nutrire. Una call può chiudere. Ma il risultato nasce dal sistema, non dal singolo pezzo.

Nel 2026 una strategia di acquisizione clienti dovrebbe lavorare almeno su cinque livelli:

  • Presidio digitale: sito, SEO, AI search, contenuti, pagine servizio, reputazione e prove sociali.
  • Domanda consapevole: intercettare chi sta già cercando una soluzione.
  • Domanda latente: educare chi ha un problema ma non ha ancora scelto una strada.
  • Nurturing: mantenere relazione con chi non è pronto oggi ma potrebbe esserlo domani.
  • Allineamento commerciale: passare alla forza vendita contatti più preparati, più qualificati e più coerenti con il target.

Qui entra anche un tema che spesso viene sottovalutato: la lead generation non deve sostituire la forza vendita. Deve aiutarla.

Un buon sistema di marketing non rende inutile il commerciale. Al contrario, lo mette nelle condizioni di parlare con persone più consapevoli, più informate e più vicine a una decisione.

Il punto non è generare più lead. È generare lead migliori.

Il modo più semplice per capire se una strategia di lead generation sta funzionando non è guardare solo quante richieste arrivano. È guardare quante di quelle richieste hanno senso.

Ci sono aziende che aumentano i lead e peggiorano il business, perché riempiono il commerciale di conversazioni inutili. E ci sono aziende che riducono il numero di contatti, ma aumentano preventivi seri, trattative qualificate e clienti ad alto valore.

Questo è il salto mentale più importante: la lead generation non deve misurare solo l’attenzione raccolta, ma la qualità delle opportunità create.

Per questo, quando leggo statistiche come quelle raccolte in questo articolo, non penso “dobbiamo fare più contenuti, più AI, più automazioni, più campagne”. Penso piuttosto: dobbiamo costruire sistemi più intelligenti.

Sistemi capaci di:

  • intercettare il buyer prima della richiesta di contatto;
  • rispondere alle sue domande prima della call;
  • rendere chiara la differenza rispetto ai competitor;
  • qualificare meglio le richieste;
  • nutrire chi non è pronto;
  • dare al commerciale informazioni utili, non solo nome, email e numero di telefono.

Conclusione

La lead generation B2B nel 2026 è più difficile, ma anche più interessante.

È più difficile perché il buyer è più autonomo, più informato e più selettivo. Non basta più mettere online una landing page e aspettare che arrivino contatti buoni.

È più interessante perché oggi abbiamo strumenti migliori: dati, CRM, automazioni, AI, contenuti più ricchi, canali di distribuzione più evoluti e una comprensione più precisa del percorso d’acquisto.

Ma gli strumenti, da soli, non bastano. La differenza la fa sempre la strategia: capire chi vuoi raggiungere, quale problema risolvi, perché dovrebbero fidarsi di te, cosa devono sapere prima di contattarti e come trasformare una richiesta in una conversazione commerciale sensata.

Vuoi capire cosa migliorare nella tua strategia di acquisizione clienti?
Contattami qui e raccontami il tuo progetto.

Fonti e riferimenti

Lead Generation offline, funziona anche così?

Questa straordinaria tecnica di web marketing è applicabile anche a sistemi di promozione tradizionali?

Sì, la Lead Generation offline esiste e, se abbinata a quella online, può funzionare alla grande…

Parlare di lead generation offline non è affatto una contraddizione. È vero: siamo di fronte a una delle più efficaci strategie di web marketing, nata e sviluppata nel mondo digitale. Tuttavia limitarla esclusivamente all’online significherebbe rinunciare a un enorme potenziale, soprattutto per tutte quelle realtà che operano in contesti territoriali ben definiti.

In questo articolo vedremo come la lead generation possa essere applicata con successo anche a strumenti di promozione tradizionali, e soprattutto come l’integrazione tra online e offline rappresenti oggi la vera leva competitiva per negozi locali, attività di vicinato, professionisti e PMI.

Lead Generation offline: di cosa parliamo davvero

Quando si parla di lead generation si pensa subito a funnel digitali, advertising, landing page, marketing automation, CRM e campagne email. Tutto corretto. Ma la definizione di lead generation è molto più ampia: significa generare contatti qualificati, cioè persone realmente interessate ai tuoi prodotti o servizi.

Se questo è l’obiettivo, allora il mezzo diventa secondario.

Un contatto può nascere da:

  • un form online
  • una telefonata
  • un QR code su un volantino
  • una tessera fedeltà compilata in negozio
  • una richiesta informazioni a una fiera

Ecco perché parlare di lead generation offline non solo è corretto, ma è anche strategicamente intelligente.

Il ruolo del territorio nelle strategie di acquisizione contatti

Pensiamo a tutte quelle attività locali che basano il proprio business su un bacino geografico preciso:

  • negozi di quartiere
  • ristoranti
  • palestre
  • centri estetici
  • studi professionali
  • concessionarie
  • showroom

Per queste realtà il territorio non è solo un dettaglio: è il mercato principale.

Certo, il digitale permette una geolocalizzazione avanzata. Strumenti come Google Ads o Facebook Ads consentono di intercettare utenti in aree molto specifiche. Possiamo mostrare annunci solo a chi vive entro 5 km dal negozio, oppure a chi frequenta determinate zone.

Ma esiste un limite strutturale: non tutte le persone sono online nel momento in cui vogliamo intercettarle.

Ed è qui che entra in gioco l’offline.

Il valore ancora attuale dell’advertising tradizionale

Manifesti, volantini, brochure, locandine, cartellonistica: strumenti che molti considerano superati, ma che in realtà mantengono una forza enorme, soprattutto a livello locale.

Succede ogni giorno:

  • volantini nelle cassette postali
  • flyer distribuiti in strada
  • promozioni lasciate nei negozi partner
  • affissioni in quartiere

Se viviamo in una città medio-piccola, l’intero comune può rappresentare un target plausibile. Ma in metropoli come Milano o Roma il discorso cambia: quartieri diversi significano pubblici diversi, abitudini diverse, potere d’acquisto differente.

L’offline permette una presenza fisica nel territorio che il digitale, da solo, non può replicare.

Lead Generation online e offline possono convivere. E anzi… devono farlo

Il vero punto non è scegliere tra marketing tradizionale e digitale. Il punto è integrarli.

Lead generation online e offline funzionano meglio quando lavorano insieme.

Questo vale ancora di più per attività locali che devono:

  • farsi conoscere sul territorio
  • costruire fiducia
  • generare traffico in negozio
  • fidelizzare clienti

Se hai un’attività locale, collegare online e offline non è un’opzione: è una necessità strategica.

Il volantino come una landing page cartacea

Prendiamo uno degli strumenti più classici: il volantino.

Molti lo vedono come semplice pubblicità informativa. In realtà può diventare un potente strumento di lead generation se progettato con logiche digitali.

Le regole sono simili a quelle di una landing page efficace:

  • headline forte
  • proposta di valore chiara
  • beneficio immediato
  • call to action
  • urgenza o incentivo

L’obiettivo non è informare. L’obiettivo è far compiere un’azione.

Online l’azione è compilare un form. Offline può essere entrare in negozio… oppure andare online.

Ed è qui che nasce la vera integrazione.

Dalla carta al digitale: il ponte che genera lead

Immagina questo scenario.

Distribuisci volantini nel tuo quartiere. Ma invece di limitarti a descrivere i tuoi servizi inserisci:

  • un link
  • un QR code
  • un codice sconto
  • una promo riservata

Per esempio: “Scansiona il QR code e ottieni il 20% di sconto”.

In quel momento stai trasformando uno strumento offline in un canale di lead generation online.

Chi scansiona:

  • lascia dati
  • scarica un coupon
  • entra nel tuo funnel
  • diventa tracciabile

Misurare ciò che prima era invisibile

Uno dei limiti storici del marketing tradizionale è sempre stato l’impossibilità di misurare i risultati.

Quante persone hanno visto il manifesto?
Quanti volantini hanno funzionato?
Quale zona ha performato meglio?

Integrando elementi digitali puoi finalmente misurare il ritorno sull’investimento (ROI) anche delle campagne offline.

Puoi sapere:

  • quanti coupon sono stati riscattati
  • quanti QR code scansionati
  • quante visite landing generate
  • quante vendite derivate

Hai trasformato la promozione tradizionale in un sistema data-driven.

Hai i tuoi lead. Li hai generati… offline

Grazie a un volantino, una brochure o un manifesto hai generato contatti qualificati.

Lead Generation offline.

Non solo:

  • hai email
  • hai numeri di telefono
  • hai preferenze
  • hai storico interazioni

Dati preziosi per qualsiasi strategia futura.

Il vantaggio strategico delle statistiche ibride

Integrare offline e online non serve solo a generare contatti. Serve a raccogliere insight.

Puoi scoprire:

  • quali quartieri rispondono meglio
  • quali offerte convertono di più
  • quali formati funzionano
  • quali periodi performano

Informazioni che migliorano:

  • campagne digitali
  • campagne stampa
  • offerte commerciali
  • pricing

Cold calling vs advertising territoriale: non fare confusione

Molti associano la lead generation offline a tecniche invasive come le chiamate a freddo. Ma non è questo il focus.

Strumenti tradizionali efficaci oggi sono:

  • volantini mirati
  • direct mail
  • eventi locali
  • fiere
  • open day
  • affissioni strategiche

Sono canali non invasivi, ma ad alta visibilità territoriale.

I due grandi limiti dell’offline (e come superarli)

Storicamente il marketing tradizionale ha sempre avuto due grandi criticità:

  • la definizione del target
  • la misurazione dei risultati

Oggi entrambi possono essere superati grazie all’integrazione digitale.

Target
Distribuzione mirata basata su dati reali.

Misurazione
Tracking tramite codici, URL personalizzati e landing dedicate.

QR code, coupon e landing dedicate: strumenti chiave

  • QR Code → accesso immediato a landing o promo
  • Codici sconto univoci → tracciamento conversioni
  • URL personalizzate → analisi provenienza traffico
  • Contest → raccolta dati
  • Tessere fedeltà digitali → database clienti

Eventi e fiere: la lead generation relazionale

Fiere, open day, workshop e inaugurazioni permettono di:

  • incontrare prospect
  • costruire fiducia
  • spiegare servizi
  • raccogliere contatti

Digitalizzando il processo:

  • registrazione online
  • badge QR
  • follow-up email
  • automazioni post-evento

Strategie omnicanale: il vero vantaggio competitivo

Le strategie più efficaci oggi sono omnicanale.

Un utente può:

  1. ricevere un volantino
  2. visitare la landing
  3. lasciare email
  4. ricevere una promo
  5. entrare in negozio

Un unico percorso, più touchpoint, maggiore conversione.

Dal traffico fisico al database proprietario

Uno degli obiettivi principali della lead generation moderna è costruire database proprietari.

L’offline permette di trasformare:

  • clienti walk-in
  • passanti
  • visitatori eventi

in contatti attivabili tramite marketing automation.

Conclusione: un’arma straordinaria per il business locale

Ora sai che marketing online e offline non sono mondi separati.

Possono integrarsi, potenziarsi e moltiplicare i risultati.

Sai che è possibile:

  • generare lead con volantini
  • tracciare campagne stampa
  • misurare ROI offline
  • costruire database clienti

Se hai un negozio di vicinato o un’attività locale hai a disposizione un’arma straordinaria per promuovere il tuo business e far decollare il tuo fatturato.

La differenza non la fa il canale utilizzato, ma la strategia con cui decidi di integrarli.

Funnel di marketing Guida per principianti

I funnel di marketing hanno molti nomi. Lo puoi chiamare funnel di vendita o funnel di conversione. Molto probabilmente hai già un funnel applicato al tuo processo di vendita e non lo sai ancora.

Ci sono molti articoli e guide sul marketing funnel e spesso c’è confusione sulla spiegazione su come funzione e come applicarlo alla strategia di marketing.

Ecco perché, in questo articolo, abbiamo deciso di riunire tutto:

  • definizione Funnel di marketing e diversi tipi di funnel
  • utilizzare casi sulle persone a cui è più utile
  • suggerimenti e migliori pratiche per la creazione di funnels ad alta conversione

Infine, ti forniremo una guida passo-passo per aiutarti a creare un funnel di marketing che funzionerà per la tua azienda.

Che cos’è un funnel di marketing?

Il funnel di marketing è un sistema che ti aiuta ad attirare i consumatori, trasformarli in lead o potenziali clienti e infine convertirli in clienti paganti.

I funnel di marketing sono spesso indicati come “funnel di vendita”, “lead funnel”, “funnel di acquisto”, “funnel di conversione” e altri termini simili.

E perché si chiama funnel (imbuto)?

Perché quando pensi alle dimensioni del tuo pubblico ad ogni passaggio, sembra un po’ come questo.

Diciamo che vendi un corso di scrittura online:

  1. All’inizio, il tuo pubblico è molto ampio. Utilizzando annunci su Facebook e altre tattiche promozionali, cerchi di raggiungere il maggior numero possibile di potenziali studenti. Questa fase rappresenta la parte superiore del tuo funnel di marketing, che è la più ampia.
  2. Mostri i tuoi annunci a tante persone, ma solo una parte di loro decide di fare clic sull’annuncio e visitare la tua pagina di destinazione. A questo punto, la dimensione del tuo pubblico si è ridotta, così come il funnel stesso.
  3. Sulla tua pagina di destinazione, offri una risorsa gratuita, come un eBook intitolato “10 Tattiche di Copywriting per Specialistici dei Social Media”. Alcuni visitatori del tuo sito web si sono interessati e decidono di scaricare l’eBook, fornendoti il loro indirizzo e-mail. Ancora una volta, alcune persone non proseguono oltre e il tuo funnel diventa un po’ più stretto.
  4. Successivamente, invii una serie di e-mail a tutti coloro che hanno scaricato l’eBook. L’ultima e-mail li invita a iscriversi alla versione a pagamento del tuo corso.
  5. Alcuni destinatari abbandonano, ma altri finiscono per iscriversi al corso. Questo segna la fine del tuo funnel di marketing.

Sia che tu compri un caffè da una grande catena di caffetterie o acquisti una casa tramite un agente immobiliare, il modo in cui queste aziende vendono segue anch’esso un funnel di marketing.

Tipi diversi di funnel

Mentre i funnel di marketing sono il termine più ampio che copre vari casi d’uso, ci sono diversi tipi di imbuti che potresti voler incontrare:

  • Lead Magnet Funnel
  • Funnel per webinar
  • Funnel di vendita video
  • Funnel via e-mail

Come puoi vedere, oltre al canale di marketing su cui si basa il funnel, i tuoi imbuti possono anche avere scopi diversi, ad esempio:

  • vendere un prodotto o servizio
  • creare un elenco di contatti
  • promuovere un evento

Naturalmente, puoi utilizzare altrettanto facilmente i funnel per raccogliere risposte dai sondaggi o chiedere alle persone di iscriversi a una demo live della tua piattaforma.

I vantaggi degli imbuti di marketing

Come puoi vedere nel seguente rapporto di Google Trends, l’interesse per i funnel è cresciuto costantemente negli ultimi cinque anni.

funnel

Mentre quasi tutte le campagne pubblicitarie mirano a generare vendite – in un modo o nell’altro – non tutte sono progettate per farlo direttamente.

L’uso di un funnel e del modello AIDA aiuta gli esperti di marketing a visualizzare i passaggi e le attività che le campagne pubblicitarie devono svolgere prima che il consumatore prenda la decisione di acquistare un determinato prodotto o servizio. Se non sei convinto, prendi come esempio questo modello di funnel di vendita.

In altre parole, gli imbuti di marketing e di vendita ti aiuteranno a organizzare le tue campagne e a guidare il tuo pubblico di destinazione strategicamente all’azione.

Per ogni fase di questo cosiddetto viaggio del cliente, gli esperti di marketing possono scegliere diversi strumenti e tattiche di marketing per aiutare i loro consumatori a percorrere l’imbuto e prendere la decisione di acquisto.

Questa immagine mette in mostra alcune delle tattiche più popolari utilizzate in ogni fase del funnel di marketing:

funnel di marketing

Modello AIDA con tattiche di marketing appropriate per ogni fase.

Allo stesso tempo, per ciascuna delle fasi, gli esperti di marketing useranno diversi KPI e KPI per riferire sullo stato di avanzamento della loro campagna.

Per darti una visione d’insieme migliore, ecco alcuni esempi di metriche su cui probabilmente riferiresti nelle tre aree chiave del tuo imbuto: Top of Funnel (TOFU), Middle of Funnel (MOFU), Bottom of Funnel (BOFU).

funnel

Tutto questo spiega perché l’uso del funnel di marketing fa bene alla tua attività, ma non spiega perché la loro popolarità sia aumentata negli ultimi cinque anni. Dopotutto, i modelli AIDA e a imbuto sono stati utilizzati da chi fa pubblicità per oltre 100 anni.

Il cambiamento principale è la tecnologia.

In passato, dovevi sviluppare separatamente tutti gli elementi del tuo imbuto di marketing e quindi collegarli insieme.

Per essere più chiari, ecco cosa avresti dovuto fare normalmente individualmente :

  • pubblicare annunci sui social network
  • creare landing page
  • impostare sequenze di e-mail con segreteria automatica
  • impostare moduli di intenti di uscita
  • offrire incentivi o offerte di abbandono del carrello
  • eccetera.

Al giorno d’oggi, è possibile collegare ciascuno di questi tramite un’API o integrazioni o strumenti di marketing che hanno tutte queste opzioni insieme pronti all’uso.

Quali tipi di aziende possono beneficiare di più?

Ovviamente qualsiasi tipo di azienda. Gli imbuti di marketing ti aiutano a trasformare i potenziali clienti in clienti, ed è a questo che serve ogni azienda, giusto? Ora dai un’occhiata ad alcuni esempi di aziende che potrebbero trarre vantaggio dall’uso di imbuti di marketing e da come lo farebbero.

1. Aziende locali

Supponiamo di gestire un’azienda locale che offre un servizio fotografia per matrimoni:

  1. Nella parte superiore del tuo imbuto di marketing, probabilmente ti concentrerai sulla guida del traffico verso una pagina di destinazione specifica, ad esempio attraverso gli annunci di Facebook.
  2. Lì, vorrai trasformare quei visitatori in potenziali clienti, ad esempio, offrendo loro la possibilità di iscriversi alla newsletter dei consigli sulla pianificazione del matrimonio.
  3. Una volta registrati, entrano immediatamente in una sequenza di e-mail composta da diversi messaggi con suggerimenti per un matrimonio senza stress. Questo è il centro dell’imbuto.
  4. Dopo aver letto i tuoi consigli, i tuoi lead potrebbero scoprire che organizzare i ricordi di un matrimonio spettacolare richiede molto tempo e fatica (e stress), E potrebbero non voler fare tutto da soli.
  5. Ecco perché ad un certo punto della sequenza delle email (quando sai che si stanno avvicinando al fondo dell’imbuto), puoi presentare la tua offerta di vendita – i tuoi servizi che faranno sentire i tuoi clienti protagonisti di una mostra d’arte unica.
  6. Chiunque sia interessato può contattarti direttamente o acquistare uno qualsiasi dei tuoi pacchetti del servizio fotografico per il matrimonio direttamente dal sito.

2. E-commerce

Supponiamo che tu abbia un negozio che vende dolci, cioccolatini e caramelle.

Come puoi generare più vendite utilizzando i funnels?

Ecco un modo per farlo:

  1. Puoi creare un funnel che inizia con una landing page e un lead magnet. Qual è il lead magnet? Un eBook di cucina o una raccolta di ricette per snack sani.
  2. Dopo aver generato traffico verso la tua pagina tramite annunci pubblicitari e email, puoi nutrire coloro che hanno compilato il modulo.
  3. Basta impostare una sequenza di email che invii una serie di suggerimenti e ricette di cucina.
  4. Dopo diverse email, sarai pronto a mostrare i tuoi prodotti reali.
  5. Guida i tuoi iscritti (lead) alla pagina delle vendite, dove si convertiranno felicemente in clienti paganti.

Per coloro che non si sono convertiti subito in clienti, riprova: invia loro un’altra offerta diversi giorni dopo e amplifica la portata della tua campagna con ulteriori annunci sui social media.

E se sei un’azienda di e-commerce che vende prodotti digitali? Funzionerà altrettanto bene.

Sfruttando i funnels, puoi ottimizzare il tuo processo di vendita e aumentare significativamente le conversioni nel tuo negozio online.

3. Attività di coaching

Sei un coach?

Sei un coach e desideri espandere il tuo pubblico vendendo un corso online o un programma di abbonamento?

Come esperto nel settore, puoi iniziare impostando una pagina di destinazione con un lead magnet nella parte superiore del tuo imbuto di marketing, come un eBook su “Come ottenere il tuo primo cliente”. Per guidare traffico verso questa pagina, puoi creare una campagna pubblicitaria sui social media mirata a un pubblico simile ai tuoi clienti esistenti.

Quando un utente compila il modulo sulla tua pagina di destinazione, riceverà l’eBook insieme a una serie di email di autorisponditore. Queste email forniranno ulteriori consigli su come attrarre più clienti e migliorare la propria attività.

Dopo diverse email è il momento di presentare la tua offerta di vendita: il programma di abbonamento o il corso a pagamento. Qui è dove guiderai il traffico dalle tue email alla tua pagina di vendita.

Per aumentare il tasso di conversione, potresti includere un modulo di intenti di uscita sulla tua pagina e tracciare quali utenti completano il modulo e l’ordine. Successivamente, puoi rivalutare coloro che non hanno completato l’azione desiderata—magari hanno abbandonato la pagina o non hanno cliccato sulla pagina delle vendite.

È importante ottimizzare costantemente questo processo. Ad esempio, puoi eseguire test A/B sulle tue landing page per massimizzare le conversioni.

Adottando queste strategie, potrai raggiungere un pubblico più ampio e aumentare le vendite del tuo corso o programma di coaching.

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